Le Fondazioni A2A
19 Gennaio 2024

Tavola rotonda “La donna lavoratrice”

24 ottobre 1969
Tavola rotonda sul tema “La donna lavoratrice” organizzata dal Comitato culturale AEM su proposta delle dipendenti Bruna De Vecchi, Carla Lavelli e Licia Bozzi (al centro del tavolo).

Adolfo Ferrari – © Archivio storico fotografico FAEM

Il tema complesso della presenza femminile nel mondo del lavoro, prima di essere affrontato nel 1989 in AEM con l’indagine “Lavoro femminile e nuove culture: il caso AEM”, a cura di Silvana Menapace – prima donna dirigente di AEM – e Donatella Fiorini, ha avuto un importante precedente nella storia dell’azienda nel 1969, con una tavola rotonda intitolata “La donna lavoratrice”, pubblicata sulle pagine dell’house organ aziendale “il chilowattora” (dicembre 1969, p. 1-9).

Promosso dal Comitato Promotore della giornata della donna, rappresentato dalle dipendenti Carla Lavelli, Bruna De Vecchi e Licia Bozzi, il dibattito poneva domande ancora oggi purtroppo attuali, a partire se nel campo del lavoro era possibile per la donna percorrere la medesima carriera di un uomo, e quali sono gli ostacoli effettivi che può trovare in un’azienda.

La riunione ebbe luogo il 24 ottobre 1969, con la partecipazione del direttore della rivista Eugenio Saracini, della senatrice Tullia Carettoni, dalla giornalista Maria Grazia Cucco, di Enrica Ferrario – consigliera provinciale ACLI di Milano, del prof. Giorgio Ardau, ordinario di diritto del lavoro all’Università di Cagliari, del sociologo Riccardo Guala Duca e dello psicologo Cesare Musatti.

I temi emersi nel dibattito, rivisti e rielaborati oggi, sono alcuni di grande attualità a partire dalla difficoltà maggiore per la componente femminile di trovare affermazione in alcune professioni, o addirittura l’esclusione da alcune possibilità di carriera.

La senatrice Tullia Romagnoli Carettoni, sempre in primo piano nella tutela dei diritti delle donne, concluse icasticamente così il suo intervento: “[…] non è identificando il ruolo della donna con quello dell’uomo che si adempie ad una funzione di emancipazione; la si raggiunge esaltandone le diverse componenti in un unico, armonico sviluppo. Secondo me, l’emancipazione femminile, come l’emancipazione dell’umanità in generale, è ipotizzabile solamente in un diverso tipo di società, in una società di “uguali” dove non tutti debbano certo fare le stesse cose ed avere gli stessi bisogni, ma dove tutti possano liberamente realizzare sé stessi”.

Condividi:

ALTRE NEWS